Fraternità Monastica
05:00
Primo e Secondo notturno
05:30 – 06:30
05:30 – 06:30
07:10
08:00
Lavoro o Studio
09:00
Pranzo e Tempo Libero
12:30
Lavoro o Studio
15:00
18:30
Tempo Libero
19:30
20:45
L’idea di dividere la giornata secondo un ordine preciso, di mangiare e di riposare in ore determinate, di stabilire e rispettare regole per un’ordinata convivenza, costituisce una novità.
Questo non significa che i monaci siano prigionieri delle indicazioni di una Regola che pur seguono: essi sanno che il bene per la loro vita è amare solo Gesù e non seguire i loro desideri e i loro stati d’animo; l’obbedienza alle indicazioni della Regola è, allora, il sostegno per il loro cammino e non un ostacolo.
I monaci sono uomini che vivono del proprio lavoro e perciò le loro giornate sono differenziate secondo le stagioni: la primavera è il tempo delle semine, l’estate quello del raccolto, l’autunno quello della vendemmia e l’inverno quello durante il quale ci si può dedicare per più tempo alla lettura e alle attività interne al monastero.
Ma il tempo del monaco è soprattutto un tempo ritmato dalle feste cristiane, che rendono ogni giorno diverso dagli altri: la domenica e i giorni feriali, le grandi feste della Pasqua, della Pentecoste, del Natale con i relativi periodi di preparazione, le feste del Signore, della Madonna e dei Santi.
La Comunità Monastica che vive al Santuario pratica accoglienza per chi volesse
venire a condividerne la vita.
San Colombano e Bobbio
San Colombano nacque in Irlanda, nella provincia del Leinster, attorno al 540. Formatosi nel monastero di Bangor sotto la guida dell’abate Comgall, lasciò l’isola insieme a dodici compagni per intraprendere la _peregrinatio pro Christo_, il pellegrinaggio missionario che lo avrebbe portato ad attraversare gran parte dell’Europa continentale. Fondò monasteri in Francia e in Svizzera, prima di valicare le Alpi e giungere, ormai anziano, in Italia. A Bobbio, nel 614, pose la sua ultima fondazione: vi morì l’anno seguente, il 23 novembre 615.
Le sue spoglie riposano ancora oggi nel sarcofago custodito nella cripta della basilica di Bobbio a lui dedicata; altre reliquie, tra cui il celebre busto reliquiario, sono normalmente conservate nel Museo dell’Abbazia di Bobbio. In occasione del Columbanus Day 2026 sono state eccezionalmente esposte anche a Lodi, offrendo a tutti i partecipanti — noi compresi — la rara possibilità di venerarle da vicino.
Attorno a Colombano si sviluppò, nel corso del VII secolo, una vasta famiglia monastica che contribuì in modo decisivo all’evangelizzazione, alla trasmissione della cultura e alla rinascita religiosa del continente. La Regola colombaniana era segnata da un’intensa vita comunitaria, dall’amore per la Sacra Scrittura, dall’ascesi e da un forte spirito missionario. A Colombano si deve inoltre la diffusione in Europa della confessione privata e ripetibile, in luogo dell’antica penitenza pubblica; e Bobbio divenne uno dei più importanti centri culturali dell’alto Medioevo, custode — attraverso il suo scriptorium — di testi sacri e di classici latini e greci che altrimenti sarebbero andati perduti.
Tra l’816 e l’817, l’imperatore Ludovico il Pio, con l’opera del monaco Benedetto di Aniane, convocò ad Aquisgrana i sinodi che portarono al Capitulare Monasticum: un editto che imponeva la Regola di San Benedetto da Norcia come unica norma monastica legittima in tutto l’Impero carolingio. Carlo Magno prima, e suo figlio Ludovico poi, cercavano non solo l’unità amministrativa e territoriale dell’impero, ma anche l’uniformità religiosa e liturgica di un impero vasto ed eterogeneo; la varietà delle osservanze celtico-colombaniane, autonome e locali, appariva un ostacolo a questo disegno, mentre la misura benedettina, che appariva più equilibrata tra preghiera, lavoro e vita comune, si prestava meglio a una regola comune per grandi masse di monaci.
Bobbio, tuttavia, non si arrese subito a questa uniformità: seppe conservare a lungo — grazie al proprio status di abbazia sottoposta solo alla Sede Apostolica e alla protezione imperiale — il nome, la liturgia e l’identità del proprio fondatore, resistendo più a lungo di ogni altro grande monastero colombaniano, affiancando però alla regola colombaniana quella benedettina.
Fu solo il 30 settembre 1448 che papa Niccolò V pose fine, in modo definitivo, alla convivenza fin lì mantenuta: sciolse la comunità colombaniana di Bobbio e affidò il monastero ai monaci benedettini della Congregazione di Santa Giustina di Padova. Da quel momento, per la prima volta dopo la fondazione, Bobbio cessò di essere un monastero di San Colombano.
San Colombano e Bobbio
San Colombano nacque in Irlanda, nella provincia del Leinster, attorno al 540. Formatosi nel monastero di Bangor sotto la guida dell’abate Comgall, lasciò l’isola insieme a dodici compagni per intraprendere la _peregrinatio pro Christo_, il pellegrinaggio missionario che lo avrebbe portato ad attraversare gran parte dell’Europa continentale. Fondò monasteri in Francia e in Svizzera, prima di valicare le Alpi e giungere, ormai anziano, in Italia. A Bobbio, nel 614, pose la sua ultima fondazione: vi morì l’anno seguente, il 23 novembre 615.
Le sue spoglie riposano ancora oggi nel sarcofago custodito nella cripta della basilica di Bobbio a lui dedicata; altre reliquie, tra cui il celebre busto reliquiario, sono normalmente conservate nel Museo dell’Abbazia di Bobbio. In occasione del Columbanus Day 2026 sono state eccezionalmente esposte anche a Lodi, offrendo a tutti i partecipanti — noi compresi — la rara possibilità di venerarle da vicino.
Attorno a Colombano si sviluppò, nel corso del VII secolo, una vasta famiglia monastica che contribuì in modo decisivo all’evangelizzazione, alla trasmissione della cultura e alla rinascita religiosa del continente. La Regola colombaniana era segnata da un’intensa vita comunitaria, dall’amore per la Sacra Scrittura, dall’ascesi e da un forte spirito missionario. A Colombano si deve inoltre la diffusione in Europa della confessione privata e ripetibile, in luogo dell’antica penitenza pubblica; e Bobbio divenne uno dei più importanti centri culturali dell’alto Medioevo, custode — attraverso il suo scriptorium — di testi sacri e di classici latini e greci che altrimenti sarebbero andati perduti.
Tra l’816 e l’817, l’imperatore Ludovico il Pio, con l’opera del monaco Benedetto di Aniane, convocò ad Aquisgrana i sinodi che portarono al Capitulare Monasticum: un editto che imponeva la Regola di San Benedetto da Norcia come unica norma monastica legittima in tutto l’Impero carolingio. Carlo Magno prima, e suo figlio Ludovico poi, cercavano non solo l’unità amministrativa e territoriale dell’impero, ma anche l’uniformità religiosa e liturgica di un impero vasto ed eterogeneo; la varietà delle osservanze celtico-colombaniane, autonome e locali, appariva un ostacolo a questo disegno, mentre la misura benedettina, che appariva più equilibrata tra preghiera, lavoro e vita comune, si prestava meglio a una regola comune per grandi masse di monaci.
Bobbio, tuttavia, non si arrese subito a questa uniformità: seppe conservare a lungo — grazie al proprio status di abbazia sottoposta solo alla Sede Apostolica e alla protezione imperiale — il nome, la liturgia e l’identità del proprio fondatore, resistendo più a lungo di ogni altro grande monastero colombaniano, affiancando però alla regola colombaniana quella benedettina.
Fu solo il 30 settembre 1448 che papa Niccolò V pose fine, in modo definitivo, alla convivenza fin lì mantenuta: sciolse la comunità colombaniana di Bobbio e affidò il monastero ai monaci benedettini della Congregazione di Santa Giustina di Padova. Da quel momento, per la prima volta dopo la fondazione, Bobbio cessò di essere un monastero di San Colombano.
Contatti
Indirizzo
Santuario N. S. della Vittoria,
Via alla Vittoria, 46
16018 Mignanego (GE)
Telefono
web@santuariodellavittoria.it
[addtoany]